Di clic in clic sono finito sul sito mettiamocilatesta.it. Una specie di chiamata alle armi (informatica) per i pubblicitari decapitati dalla crisi e dai tagli alla comunicazione. Una campagna che “vuole sottolineare l’importanza di affidarsi a professionisti della comunicazione per supportare con creatività e strategia la crescita di aziende ed istituzioni”. Tra le sezioni del sito c’è una galleria di contributi a sostegno della causa e tra le immagini questa.
Bella! Il piede di un bambino, cure amorevoli e una frase che trasforma la comunicazione in qualcosa di delicato, di prezioso, da proteggere con istinto materno. Poi, in basso, una parola – target – che rompe l’incantesimo. Tanto che viene da domandarsi come possa chi di mestiere è giocoliere di parole scivolare in modo così maldestro. Una stonatura secca e tagliente: una puntina in un mondo di piedini paffuti. Giusto il tempo per pensare a quanto sia ingenuo e grossolano l’autore (Simone Bruno, bravissimo) e già devo ricredermi. Il target non sono io. Il target di questo layout è l’amministratore delegato che taglia i fondi all’ufficio comunicazione. Sono i dirigenti per cui le persone sono bersagli e la comunicazione è pubblicità. E allora un passo indietro, a rileggere tutto e capire di nuovo. Perché se il target sono persone e la comunicazione è pubblicità il significato cambia: Con i continui tagli alla pubblicità sarà impossibile ammaliare le nuove generazioni che crescono.
Se la crisi economica è la causa dei tagli alla pubblicità questa è la prima cosa positiva che ho sentito sul suo conto da quando è iniziata. Se poi le future generazioni potessero anche per soli 5 minuti in più al giorno scegliere con la propria testa cosa farsi piacere allora, vorrebbe dire che anche nella crisi c’è qualcosa di bello.


Entra nella stanza, saluta, squadra la ventina di manager, tutti incartati in migliaia di dollari di doppio petto. Raggiunge il grande tavolo ovale. Appoggia una cartelletta di pelle, la apre. Un altro sguardo. I doppiopetti della General Motors aspettano che parli, i più giovani che si sieda. Delusi i primi, i “junior” si lasciano convincere da un cenno del Presidente che invita tutti a provare le poltrone di pelle. Tutti sulle spine , tutti come manager di una grande casa automobilistica che chiede soldi in un periodo di crisi ad un presidente ecologista.