Tour de force con le comitive dal Cenacolo a Montenapoleone

Repubblica — 22 agosto 2009 pagina 10 sezione: MILANO

METÀ infaticabili tuttologhe, metà babysitter poliglotte. Sono le guide turistiche, che si muovono nell’ estate milanese spostando carovane di turisti da un’ oasi culturale all’ altra. Donatella Belluco è una di loro. Dal 2004 porta a spasso gli stranieri a caccia delle bellezze architettoniche milanesi. «I turisti – spiega – vengono qui per lo shopping, per le mostre e per la lirica, ma anchee soprattutto per l’ arte che a Milano non ti aspetti di trovare. E anche nella città italiana con maggiore vocazione finanziaria i visitatori non mancano mai, soprattutto in questa stagione». Così, come ogni anno, Donatella (che parla quattro lingue: inglese, francese, tedesco e russo) ad agosto di andare in ferie non ci pensa nemmeno. «Vacanze? Andrò a novembre, forse in Galles. Per adesso lavoro e basta». Che parte da un canovaccio collaudato: «Il tour della città è più o meno sempre lo stesso. Se è la prima volta chei miei clienti visitano Milano si parte dal Castello Sforzesco e si prosegue verso il Duomo, poi si continua con la galleria Vittorio Emanuele, piazza della Scala e la visita al teatro». Questo per iniziare. Ma se qualcuno di Milano non è proprio a digiuno, o il “tour base” non gli basta, si passa a qualcosa di un po’ più approfondito: «Il Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie, prima di tutto, e poi qualche altra chiesa a partire da Sant’ Ambrogio e San Lorenzo. Poi, ovviamente, le pinacoteche di Brera e l’ Ambrosiana». Ognuno ha le sue preferenze: «Ma tutti, però, indistintamente dalla nazionalità, chiedono “l’ Ultima cena”, amano tantissimo il Duomo e nessuno rinuncia ad andare a passeggiare tra le guglie sulla terrazza». Qui finiscono i tratti comuni a tutti i turisti. Perché tra una comitiva e l’ altra, tra una nazionalità e l’ altra ci sono forti differenze. Donatellaè convinta che ogni popolo abbia le sue stranezze e le sue particolarità, e che ogni guida che si rispetti debba sapersi adattare. «Il tedesco – dice – bisogna condurlo. Vuole essere comandato e spesso ha desideri che a noi possono apparire un po’ bizzarri: molti, ad esempio, vanno pazzi per la visita al Monumentale». Difficile andare oltre e spiegare origini e motivi del teutonico feticismo cimiteriale. «Con i russi, invece, bisogna essere disposti a tutto. Si passa in un attimo da un estremo all’ altro, dallo shopping più frivolo alla cultura più alta. Sono in genere molto preparati, curiosi e interessati. La differenza tra un russo e un tedesco la vedi tutta quando si arriva davanti al Duomo. Il russo alza gli occhi e a bocca aperta dice: “Che meraviglia!” Un tedesco invece osserva composto e subito ti chiede quante sono le colonne o il numero di statue». Poi ci sono i turisti che vengono da più lontano. «Hoa che fare anche con i cinesi, da Singapore soprattutto, ma d’ estate non vengono. Mi piacciono, si può avere uno scambio con loro». E poi ci sono i giapponesi: «Molti di loro, purtroppo, non hanno reazioni apparenti. Fai il tuo programma, spieghi, ma non hai riscontro. L’ unica cosa che fannoè fotografare tutto. E raramente ridono». Compagnia varia, insomma. Anche se non si può dire lo stesso del paesaggio: «In certi periodi vedo il Cenacolo quindici volte in una settimana, anche se, a dire il vero, a stancarmi sono soprattutto le mostre temporanee, come di recente Magritte a Palazzo Reale. Non perché non mi piacciano, anzi, ma perché le vivo in modo stressante. I visitatori che accompagno vogliono vederle non tanto per interesse ma perché lo “devono” fare, quasi fosse obbligatorio solo perché sono eventi temporanei. Il Cenacolo, invece, lo visiterei sempre». – MARCO BERTI

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