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		<title>Gerusalemme, un giorno diverso dagli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 08:56:17 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-371" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>GERUSALEMME 01/06/2010 &#8211; Ieri ad Haifa ci sono stati scontri tra studenti universitari.  Migliaia di persone ad Istanbul sono scese in piazza e hanno bruciato  bandiere con la stella di David. Al Cairo centinaia di giovani hanno  chiesto l&#8217;espulsione dell&#8217;ambasciatore israeliano. A Bologna 500  manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi in Piazza Maggiore. A  Gerusalemme, nelle vie del centro le persone mangiavano il gelato e i  turisti si chiedevano dove fosse poi tutta questa questione  mediorientale. Per accorgersi di qualcosa di diverso bisognava spostarsi  nella città vecchia, nei mercati silenziosi e nei vicoli deserti.</p>
<p>Questa mattina nel quartiere arabo e in quello cristiano della  cittadella le saracinesche del suq sono rimaste abbassate per rispettare  i tre giorni di lutto per le vittime della &#8220;Freedom flotilla&#8221;.   Della  folla, delle urla e dei colori e&#8217; rimasta appena una scia di spezie. Per  le strade lastricate ci sono solo turisti che esplorano i vicoli con  sguardi dubbiosi e un&#8217;aria poco convinta, chiedendosi dove poter  comprare gli ultimi souvenir. Gli unici con le idee chiare sono i  pellegrini che continuano a portare da una stazione all&#8217;altra della Via  Dolorosa  croci leggere fatte per peccatori indulgenti. I pochi  musulmani che s&#8217;incontrano sono raccolti in piccoli gruppi a discutere  intorno a un quotidiano o con il dito puntato verso un televisore che a  ciclo continuo ripropone le immagini dell&#8217;assalto. «Non siamo solo  arrabbiati, siamo indignati, e impotenti. Per questo protestiamo &#8211;  spiega Muhammad battendo la mano sul giornale -. E&#8217;   vero che dopo ogni  fatto di questo tipo si parla di &#8220;Intifada&#8221;, ma questa volta e&#8217;  diverso, e&#8217; più grave. Solo Dio sa come finirà questa volta».</p>
<p>Adnat seduto davanti alla saracinesca abbassata del suo negozio, a  poche decine di metri dalla Basilica del Santo Sepolcro dice che «Non ci  si aspetta niente dalla comunità internazionale. Non una giusta  indagine sui fatti e tanto meno una punizione. Israele può fare quello  che vuole perché Israele e&#8217; al di sopra della legge. Noi &#8211; continua &#8211;  oggi rimaniamo chiusi non perché speriamo di ottenere qualcosa, ma lo  facciamo per vivere un giorno diverso dagli altri. Nel rispetto di  quelle persone morte mentre portavano medicine».</p>
<p>Quando Suq El-Khawajat  incrocia David Street, cambia nome e diventa Jewish Quarter Road. Si  entra nel quartiere ebraico. Le vetrine qui sono illuminate e i  negozianti si spendono in larghi sorrisi indicando le merci esposte. «Perché e&#8217; tutto chiuso negli altri quartieri? Non saprei &#8211; improvvisa  senza troppo impegno Sarah, proprietaria di un piccolo negozio di  articoli d&#8217;antiquariato &#8211; sarà una festività religiosa».  Secondo i  militari e la polizia (rispetto ai giorni passati in numero vistosamente  maggiore nella via che collega la zona araba con in muro del pianto) «e&#8217; tutto regolare, nessuna manifestazione in programma, nessun pericolo  e nessun allerta speciale dopo i fatti di ieri».  Ma nella città  vecchia di Gerusalemme, tra i luoghi più santi a   tre religioni c&#8217;è un  silenzio irreale. Si aspetta di capire quali conseguenze avranno gli  eventi di questi giorni e soprattutto si aspetta venerdì quando la  preghiera nelle moschee sarà occasione d&#8217;incontro e discussione  per  tutti i musulmani.</p>
<p style="text-align:right;">Pubblicato su PeaceReporter  il 01/06/2010 (<a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22256/Gerusalemme%2C+il+giorno+dopo" target="_blank">link</a>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/category/lavoro/'>Lavoro</a> Tagged: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/freedom-flottilla/'>Freedom Flottilla</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/gaza/'>Gaza</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/gerusalemme/'>Gerusalemme</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/medioriente/'>Medioriente</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/peacereporter/'>PeaceReporter</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linguaverde.wordpress.com/554/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linguaverde.wordpress.com/554/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=554&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il vulcano e la farfalla</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:53:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Islanda un vulcano soffia cenere. In Giappone gli operai di una fabbrica Nissan leggono Prevert mentre aspettano pezzi bloccati in Irlanda. Un milione di rose appassisce in un aeroporto in Kenya e in Italia una ragazza si sente poco considerata. Filed under: Eureka!, Uncategorized Tagged: effetto farfalla, Islanda, voli, vulcano<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=546&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Islanda un vulcano soffia cenere.</p>
<p>In Giappone gli operai di una fabbrica Nissan leggono Prevert<br />
mentre aspettano pezzi bloccati in Irlanda.</p>
<p>Un milione di rose appassisce in un aeroporto in Kenya<br />
e in Italia una ragazza si sente poco considerata.</p>
<br />Filed under: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/category/eureka/'>Eureka!</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a> Tagged: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/effetto-farfalla/'>effetto farfalla</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/islanda/'>Islanda</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/voli/'>voli</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/vulcano/'>vulcano</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linguaverde.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linguaverde.wordpress.com/546/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=546&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le mille luci di Beirut</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:51:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/01/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-359" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles2" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/01/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles2.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>Una generazione che rivendica la propria gioventù, una città stanca di fare i conti con il passato. Viaggio nella vita notturna della capitale libanese a poco più di cinque anni dall’omicidio del premier Hariri.</h4>
<p>Domani si va in ufficio o si lavora, è una serata come tutte le altre. E a Beirut, la città diversa da tutte le altre che di normale non ha nulla, questa sera si balla. I locali del centro sono pieni di trentenni che gonfiano la bocca di birra e cocktail. La musica occidentale a tutto volume per coprire i rumorosi ricordi delle bombe. Una generazione si dimena sgraziata e reclama il proprio diritto a quell’adolescenza che la guerra gli ha negato.</p>
<p>E’ la generazione cresciuta tra il 1975 e il 1990. Sono i bambini e i ragazzi vissuti tra le macerie e le sirene antiaeree, tra le cannonate e le raffiche di mitra. Non hanno giocato, non hanno ballato, non hanno cantato e ora rivogliono tutto indietro e lo rivogliono come se nulla fosse successo.  «Stavano tutti nascosti &#8211; racconta Annalisa, italiana che lavora in Libano e che a Beirut ha visto le bombe cadere nel 2006 -. Da una parte o dall’altra della linea verde non importa. La sera nessuno metteva il naso fuori casa. I locali, la vita notturna non esistevano. Al massimo uno scantinato dove si ascoltava qualche disco. Poi, finita la guerra, non c’era nessun posto dove andare. La città non esisteva più. Solo da qualche anno la situazione si è normalizzata e adesso sono tutti fuori, tutte le sere. Si divertono come se fossero dei quindicenni mentre invece hanno trenta o quarant’anni. Ogni notte, fino all’alba cercano nelle discoteche la giovinezza che hanno perduto».</p>
<p>Nel quartiere centrale di Ashrafieh,  Rue Monot è il cuore della vita notturna. Non è altro che una strada stretta piena di buche, illuminata dalle insegne dei locali e da pochi lampioni. Macchine di lusso parcheggiate sui marciapiedi, e bar dai nomi europei sui due lati. Boutique, Café de Prague, Pink Paris. Oltre le vetrine appannate dall’aria condizionata s’intravedono bicchieri sudati e facce adulte decise a divertirsi ad ogni costo.</p>
<p>Finita la guerra civile, nel 1990, in Libano erano rimaste solo macerie e siriani in uniforme. Vent’anni dopo la popolazione rimane in equilibrio su una pace precaria cercando di dimenticare i fori di proiettile nascosti sotto alla vernice ancora fresca dei palazzi. Beirut è una città che sembra volersi liberare del suo Paese, che si traveste da europea, che si toglie il velo islamico e si trucca come nei film americani.  Nessuno vuole far caso  ai soldati nei checkpoint che inutili cercano l’ombra.  I palazzi del centro, ricostruiti dopo le bombe del 2006, sembrano il parco a tema di una città mediorientale. Tutto quello che c’era di antico è stato distrutto delle guerre, è esploso o è stato abbattuto per far posto alla nuova immagine di Beirut. Passeggiando si ha l&#8217;impressione di camminare in una capitale adolescente. Un angolo d&#8217;Europa in Medio Oriente.</p>
<p>Se è ancora troppo pericolosamente esotica per il turismo occidentale, Beirut è invece una melodia di modernità irresistibile per il mondo arabo. In pochi anni la capitale libanese è diventata la città dei balocchi. Qui le donne passeggiano senza il velo, si rifanno il seno e si vestono nelle boutique delle più celebri griffe. Da tutti i paesi arabi arrivano turisti in cerca di divertimento. «Vengono da tutte le parti: Emirati Arabi, Dubai, Kuwait &#8211; spiega Paula, quasi quarant’anni, nata e cresciuta a Beirut -. Trascorrono le vacanze in Libano: al Sud per il mare, qui per divertirsi. Giocano d&#8217;azzardo nel casinò, vanno in discoteca e bevono alcolici. Fanno tutto quello che nei loro paesi non si può fare o che un bravo musulmano non potrebbe fare. Poi finita la vacanza rimettono il velo alle mogli, magari sopra ad un naso appena rifatto, e se ne tornano a casa. Beirut è un po’ una Las Vegas del Medio Oriente. Un’oasi del divertimento in mezzo al deserto».</p>
<p>I giovani nella loro notte di musica,  peregrinando verso l’alba, passano accanto alla storia senza nemmeno badarci. Statue, manifesti e mausolei dei martiri della guerra. Giornalisti e politici. Morti. Saltati in aria. Uccisi per quello che dicevano o per quello che rappresentavano. «Quello del poster su quel palazzo &#8211; spiega Paula indicando una gigantografia dall’altro lato della piazza &#8211; è un giornalista ammazzato perché ne sapeva troppo. Quella invece è la statua di Samir Kassir, un professore, anche lui giornalista. L’hanno ucciso con un’autobomba perché sapeva degli abusi dei diritti umani commessi dai governi libanese e siriano». Non vengono dimenticati ma si passa oltre e sotto ai loro volti sfrecciano macchine di lusso con i vetri oscurati, via verso una altro locale. Poco più avanti nelle luci arancioni della notte s’intravede il tendone bianco che copre la tomba dell’ex premier Hariri. Un’altra autobomba, altri segni sui palazzi, altri morti.</p>
<p>Paula beve un’altro sorso di Almaza, una birra dolciastra e poco alcolica, orgoglio libanese. «Noi siamo gente dinamica. Lavoriamo, ricostruiamo. Ma la verità è che qui nessuno sa cosa accadrà domani. In quella maledetta guerra nessuno ha vinto. Abbiamo solo sconvolto una generazione &#8211; Alza gli occhi, sforza un sorriso e cambia tono della voce -. Ma non pensiamoci adesso, questa sera divertiamoci!».</p>
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		<title>Tour de force con le comitive dal Cenacolo a Montenapoleone</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:40:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Repubblica — 22 agosto 2009 pagina 10 sezione: MILANO METÀ infaticabili tuttologhe, metà babysitter poliglotte. Sono le guide turistiche, che si muovono nell&#8217; estate milanese spostando carovane di turisti da un&#8217; oasi culturale all&#8217; altra. Donatella Belluco è una di loro. Dal 2004 porta a spasso gli stranieri a caccia delle bellezze architettoniche milanesi. «I [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=477&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-374" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>Repubblica — 22 agosto 2009   pagina 10   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">METÀ infaticabili tuttologhe, metà babysitter poliglotte. Sono le guide turistiche, che si muovono nell&#8217; estate milanese spostando carovane di turisti da un&#8217; oasi culturale all&#8217; altra. Donatella Belluco è una di loro. Dal 2004 porta a spasso gli stranieri a caccia delle bellezze architettoniche milanesi. «I turisti &#8211; spiega &#8211; vengono qui per lo shopping, per le mostre e per la lirica, ma anchee soprattutto per l&#8217; arte che a Milano non ti aspetti di trovare. E anche nella città italiana con maggiore vocazione finanziaria i visitatori non mancano mai, soprattutto in questa stagione». Così, come ogni anno, Donatella (che parla quattro lingue: inglese, francese, tedesco e russo) ad agosto di andare in ferie non ci pensa nemmeno. «Vacanze? Andrò a novembre, forse in Galles. Per adesso lavoro e basta». Che parte da un canovaccio collaudato: «Il tour della città è più o meno sempre lo stesso. Se è la prima volta chei miei clienti visitano Milano si parte dal Castello Sforzesco e si prosegue verso il Duomo, poi si continua con la galleria Vittorio Emanuele, piazza della Scala e la visita al teatro». Questo per iniziare. Ma se qualcuno di Milano non è proprio a digiuno, o il &#8220;tour base&#8221; non gli basta, si passa a qualcosa di un po&#8217; più approfondito: «Il Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie, prima di tutto, e poi qualche altra chiesa a partire da Sant&#8217; Ambrogio e San Lorenzo. Poi, ovviamente, le pinacoteche di Brera e l&#8217; Ambrosiana». Ognuno ha le sue preferenze: «Ma tutti, però, indistintamente dalla nazionalità, chiedono &#8220;l&#8217; Ultima cena&#8221;, amano tantissimo il Duomo e nessuno rinuncia ad andare a passeggiare tra le guglie sulla terrazza». Qui finiscono i tratti comuni a tutti i turisti. Perché tra una comitiva e l&#8217; altra, tra una nazionalità e l&#8217; altra ci sono forti differenze. Donatellaè convinta che ogni popolo abbia le sue stranezze e le sue particolarità, e che ogni guida che si rispetti debba sapersi adattare. «Il tedesco &#8211; dice &#8211; bisogna condurlo. Vuole essere comandato e spesso ha desideri che a noi possono apparire un po&#8217; bizzarri: molti, ad esempio, vanno pazzi per la visita al Monumentale». Difficile andare oltre e spiegare origini e motivi del teutonico feticismo cimiteriale. «Con i russi, invece, bisogna essere disposti a tutto. Si passa in un attimo da un estremo all&#8217; altro, dallo shopping più frivolo alla cultura più alta. Sono in genere molto preparati, curiosi e interessati. La differenza tra un russo e un tedesco la vedi tutta quando si arriva davanti al Duomo. Il russo alza gli occhi e a bocca aperta dice: &#8220;Che meraviglia!&#8221; Un tedesco invece osserva composto e subito ti chiede quante sono le colonne o il numero di statue». Poi ci sono i turisti che vengono da più lontano. «Hoa che fare anche con i cinesi, da Singapore soprattutto, ma d&#8217; estate non vengono. Mi piacciono, si può avere uno scambio con loro». E poi ci sono i giapponesi: «Molti di loro, purtroppo, non hanno reazioni apparenti. Fai il tuo programma, spieghi, ma non hai riscontro. L&#8217; unica cosa che fannoè fotografare tutto. E raramente ridono». Compagnia varia, insomma. Anche se non si può dire lo stesso del paesaggio: «In certi periodi vedo il Cenacolo quindici volte in una settimana, anche se, a dire il vero, a stancarmi sono soprattutto le mostre temporanee, come di recente Magritte a Palazzo Reale. Non perché non mi piacciano, anzi, ma perché le vivo in modo stressante. I visitatori che accompagno vogliono vederle non tanto per interesse ma perché lo &#8220;devono&#8221; fare, quasi fosse obbligatorio solo perché sono eventi temporanei. Il Cenacolo, invece, lo visiterei sempre». &#8211; MARCO BERTI</p>
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		<title>Giulia, l&#8217;India e un sogno nello zaino: &#8216;Voglio insegnare danza alle ragazze&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:36:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-374" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>Repubblica — 27 agosto 2009   pagina 12   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">LA DISTANZA non si sente, la voce al telefono è brillante. Giulia ha voglia di raccontare. Ha le idee chiare su cosa dire e sul perché parla da un telefono nel sud dell&#8217; India. «Sono qui per curiosità, per stare a contatto con le persone e non solo per vedere le cose come una turista. Quando sono partita non ero alla ricerca di un bel viaggio, ma piuttosto di un&#8217; esperienza di vita». Continua tutta d&#8217; un fiato, sulla scia dell&#8217; entusiasmo: «La mia idea di volontariato è piuttosto distante dall&#8217; immagine classica alla Madre Teresa, anzi direi che è quasi il contrario. Credo siano proprio le persone che veniamo ad aiutare che finiscono per darci tantissimo». La teoria di Giulia Hansstein, vent&#8217; anni, studentessa di lettere alla Statale, finisce qui. Tutto il resto sono fatti e voglia di fare. Dal 2 agosto è nel centro di accoglienza Cesvi-Ekta di Cuddalore nello Stato del Tamil Nadu, sudest dell&#8217; India. Vive nella Casa del sorriso con ventisette bambine tra gli 8 e i 16 anni. «La maggior parte di loro sono orfane. Molti dei loro genitori sono morti a causa dello tsunami del 2004, altri invece si sono suicidati. La gente ha perso tutto, l&#8217; onda di marea ha stravolto la popolazione. Non se ne parla ma la depressione qui è davvero un problema». Giulia, assieme al personale del posto, organizza giochie attività d&#8217; intrattenimento, oltre a dare un aiuto con i compiti e tenere lezioni d&#8217; inglese. Nel suo curriculum, però, ha un&#8217; arma segreta: dieci anni di danza. È partita dall&#8217; Italia con un progetto ben chiaro, coinvolgere le ragazze del centro e organizzare un grande spettacolo di ballo. Ha riempito la valigia di cd e preparato qualche passo di danza: «Delle semplici coreografie, per lo più musica occidentale: alle ragazze piace molto e sono entusiaste dell&#8217; idea dello spettacolo. Poi ballano sempre con un&#8217; energia incredibile, sono davvero bravissime». La data precisa non è ancora fissata ma Giulia sogna uno show in piena regola. Non sono da escludere performance canore, perché se non si studia o non si balla, nella Casa del sorriso si canta. «È una cosa che piace davvero tanto e lo facciamo spesso. Non solo canzoni indiane, anche qualcosa di occidentale. Hanno già imparato &#8220;No women no cry&#8221;». Bob Marley in India, davvero uno spettacolo da non perdere. Ma Giulia lo sa, la danza è solo una delle molte attività del campo. «Oggi per la prima volta mi sono svegliata alle 5.30 per fare yoga con loro. Stare in giardino all&#8217; alba è bellissimo, ma devo ammettere che la sveglia è stata un po&#8217; drammatica. Diciamo che devo ancora prendere il ritmo». Dopo l&#8217; attività fisica le ragazze studiano fino alle otto, «poi si fa colazione, tutti insieme, seduti per terra mangiando con le mani. Qui si mangia solo riso, ma va bene perché è buonissimo». Dopo aver portato le bambine a scuola «andiamo nei villaggi a far visita alle loro famiglie. È un&#8217; esperienza importante perché ti permettere di conoscere davvero le persone». Dopo lo studio, il pomeriggio è dedicato allo sport e alle attività ricreative: «Abbiamo organizzato una caccia al tesoro, un torneo di pallavolo e poi facciamo giochi da tavolo». Tutti sono capaci di lanciare dadi o muovere pedine, «e noi costruiamo tutto partendo solo da qualche foglio di cartoncino. Lo Scarabeo in lingua inglese è già pronto, adesso stiamo lavorando a quello in tamil, la lingua locale dello Stato. È molto più complicato, colpa delle lettere strane». Tra qualche giorno Giulia tornerà in Italia portando con sé il sorriso delle ragazze indiane, «un sorriso che, nonostante la situazione drammatica, ti sconvolge: un sorriso incredibile, che ti graffia il cuore». &#8211; MARCO BERTI</p>
<br />Filed under: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/category/lavoro/'>Lavoro</a> Tagged: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/india/'>India</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/volontariato/'>Volontariato</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linguaverde.wordpress.com/474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linguaverde.wordpress.com/474/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=474&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ieri il giorno più caldo dell&#8217;anno, oggi si replica. Viaggio in città con il termometro in mano</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:31:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Repubblica — 19 agosto 2009 pagina 13 sezione: MILANO VIA Torino, ore 16. Il termometro segna 34 gradi, ma basta un passo dentro a uno dei negozi che subito i numeri cambiano. Alla Standa si scende addirittura sottoi 20 gradi. Come in inverno. Nei giorni del gran caldo, mentre A2a segnala un picco dei consumi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=470&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-374" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>Repubblica — 19 agosto 2009   pagina 13   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">VIA Torino, ore 16. Il termometro segna 34 gradi, ma basta un passo dentro a uno dei negozi che subito i numeri cambiano. Alla Standa si scende addirittura sottoi 20 gradi. Come in inverno. Nei giorni del gran caldo, mentre A2a segnala un picco dei consumi energetici legati all&#8217; uso dei condizionatori, abbiamo girato la città, termometro in mano, per testare la temperatura in uffici, negozi e mezzi pubblici. ELA passione dei milanesi per l&#8217; aria condizionata si conferma. Con qualche torrida eccezione, però. Il viaggio fra le improvvise lame d&#8217; aria gelidaei posti dove invece si suda inizia obbligatoriamente dai negozi. Dall&#8217; asfalto rovente alle vetrine congelate, il vero nemico è lo sbalzo termico. E i campioni sono soprattutto alcuni supermercati del centro che in questi giorni assicurano temperature invernali. Oltre alla Standa di via Torino, anche il punto Sma di corso Monforte: se si decide di fare la spesa qui, meglio coprirsi, visto che la colonnina di mercurio scende tranquillamente sotto i ventun gradi. Consigliabile un pullover anche da Peck, il tempio della gastronomia milanese, dove ai profumi stuzzicanti si aggiunge un brivido di freddo: la temperatura scende fino a 22,8 gradi. Con uno sbalzo di oltre 12 rispetto all&#8217; esterno. Un&#8217; usanza &#8220;sprecona&#8221; diffusa nei negozi è quella di mantenere il termostato del condizionatore a temperature molto bassee contemporaneamente tenere le porte aperte. Camminando in corso Vittorio Emanuele &#8211; dove in alcuni esercizi si scende ben al di sotto dei ventitré gradi &#8211; non è difficile incontrare negozi in cui si legge all&#8217; entrata: &#8220;Locale climatizzato, chiudere la porta&#8221;. Salvo poi constatare che quasi la metà la tiene spalancata. «È perché entrano troppe persone» si giustificano alcuni gestori. Ma intanto i consumi aumentano e lo spreco pure. Il viavai continuo dei clienti, oltre a remare contro il risparmio energetico, rappresenta anche un rischio per la salute, visto che, in generale, uno sbalzo di temperatura che superi i sei gradi può causare tosse e raffreddore con una certa facilità. Se si pensa che ieri il termometro in città ha superato i 35 gradi, ci si accorge che praticamente qualsiasi luogo climatizzato era potenzialmente rischioso. Stanchi di passeggiare di negozio in negozio, da un inverno artificiale all&#8217; altro, meglio rifugiarsi sottoterra, in metrò, riparandosi così anche dal sole. Ma il risultato non è sempre uguale: sulla linea rossa chi lo desidera può anche provare i capi autunnali appena acquistati, con 23 gradi e uno sbalzo di quasi dieci rispetto alla stazione. Al contrario, nella gialla si suda: 30 gradi, afa. Quando l&#8217; aria condizionata non rimane spenta è comunque inutile e in entrambi i casi i finestrini abbassati sono l&#8217; unico refrigerio. Va un po&#8217; meglio a chi sceglie i mezzi di superficie, anche se sul bus 60 vicino a San Babila rinfrescarsi con giudizio è arduo: il termometro segna 28 gradi. Il giusto mezzo? Ad esempio la biblioteca del Centro civico di via Tibaldi. Lì si trovano una ventina di persone, quelle che non ti aspetti di trovare a Milano la settima centrale d&#8217; agosto, per lo più concentrate a leggere riviste e giornali. E tutte contente dei 25.7 gradi assicurati dall&#8217; impianto di condizionamento. Disagio in Comune, invece, dove c&#8217; è chi usa il pieghevole della mostra su Leonardo come ventaglio: i condizionatori, infatti, arrancano e non riescono a ottenere meno di 28 gradi. A pochi passi l&#8217; Urban Center in Galleria: nelle stanze semibuie pochi visitatori e una temperatura di 27.7 gradi. Il record della calura, però, lo si trova in un altro luogo pubblico, l&#8217; ufficio postale di Milano Centro in Piazza Cordusio, dove c&#8217; è pure una promoter che cerca di vendere francobolli da collezione: «Interessa la filatelia? No? Allora conoscete Poste Mobile?». Il guaioè che fa davvero troppo caldo (28.1 gradi) e a nessuno viene in mente di acquistare francobolli commemorativi. Meglio le Poste di piazza Edison, tutti seduti al fresco (25.3) ad aspettare con i bollettini in mano. Fresco, magari fin troppo, nella Pinacoteca Ambrosiana, dove l&#8217; emozione trasmessa dalle opere d&#8217; arte si mescola ai brividi provocati dai 23.3 gradi in sala. Di dare una regolata uguale per tutti al termostato negli edifici pubblici se ne parla da anni. Maurizio Baruffi, consigliere comunale dei Verdi, e Carlo Montalbetti, della Lista Ferrante, hanno presentato in consiglio comunale una mozione in cui si chiede che venga disciplinato l&#8217; uso dei condizionatori, sia negli edifici pubblici sia in quelli privati, per fissare la temperatura ad almeno 25 gradi. «È all&#8217; ordine del giorno da due estati &#8211; ha spiegato Baruffi &#8211; ma perché venga discusso dovremo aspettare ancora la prossima». &#8211; MARCO BERTI LUCA DE VITO</p>
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<br />Filed under: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/category/lavoro/'>Lavoro</a> Tagged: <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/caldo/'>Caldo</a>, <a href='http://linguaverde.wordpress.com/tag/milano/'>Milano</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/linguaverde.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/linguaverde.wordpress.com/470/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=470&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217; è il sole, piscine chiuse per pioggia</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:28:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Repubblica — 10 agosto 2009 pagina 1 sezione: MILANO POCHE gocce di pioggia al mattino e le tre più grandi piscine scoperte di Milano restano chiuse «per maltempo». È successo ieri, tra molte proteste dei cittadini che pensavano di combattere l&#8217; afa dei trenta gradi con un tuffo. L&#8217; assessore allo Sport, Alan Rizzi, attacca [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=468&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Repubblica — 10 agosto 2009   pagina 1   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">POCHE gocce di pioggia al mattino e le tre più grandi piscine scoperte di Milano restano chiuse «per maltempo». È successo ieri, tra molte proteste dei cittadini che pensavano di combattere l&#8217; afa dei trenta gradi con un tuffo. L&#8217; assessore allo Sport, Alan Rizzi, attacca Milanosport, l&#8217; azienda comunale che gestisce gli impianti e che ne ha lasciati aperti pochissimi: «È stata una chiusura inammissibilee ingiustificata. Serve una raddrizzata perché episodi come questo non si devono ripetere». MARCO BERTI E LUCIANA GROSSO</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Repubblica — 10 agosto 2009   pagina 3   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">TRENTA gradi, afa, sole. Ma a Milano le piscine rimangono sbarrate «per maltempo». È bastata la breve pioggia delle prime ore del mattino a giustificare, ieri, la chiusura delle piscine Lido, Romano e Scarioni, le più grandi della città. Nella Milano d&#8217; agosto, dove dovrebbero essere disponibili 8081 posti, quelli effettivamente accessibili erano solo 1650 anche a causa di lavori in altri tre impianti. Solo Argelati, Saini, Sant&#8217; Abbondio e Procida offrivano sollievo alla calura. La decisione di chiudere ha lasciato di stuccoi bagnanti, ma soprattutto ha suscitato l&#8217; irata reazione dell&#8217; assessore allo Sport Alan Rizzi: «La chiusura dei centri balneari per la pioggia nelle prime ore della giornata è inammissibile e totalmente ingiustificata &#8211; ha detto &#8211; la decisione è stata presa sulla base di motivazioni che non possono trovare giustificazione né in un risparmio dei costi né in una affrettata valutazione delle condizioni meteo. Milanosport &#8211; ha aggiunto l&#8217; assessore &#8211; deve essere in grado di riaprire gli impianti in tempi brevi, non appena le condizioni meteo cambiano. Milanosport necessita di una raddrizzata affinché episodi come questo e come altri che si sono verificati durante l&#8217; estate non si ripetano più». Forse il riferimento è anche al pasticcio di non più di due settimane fa all&#8217; Argelati, quando la piscina cambiò il suo turno di chiusura, spostandolo eccezionalmente da martedì a giovedì, senza nessun avviso e per lasciare spazio a una festa privata. Benché Milanosport sostenga che le chiusure di ieri siano state coordinate, frutto di scelte e di precise indicazioni, i primi a non saperne nulla sono stati proprio i gestori dei centri balneari rimasti aperti. Più che avere obbedito ad ordini della società che gestisce gli impianti sportivi, sembra che abbiano alzato il naso, visto il sole e seguito il buon senso. «Un coordinamento dovrebbe esserci &#8211; dice il gestore di una delle piscine rimaste aperte &#8211; ma non ho sentito nessuno da Milanosport. Il cielo cominciava ad aprirsi, ho aspettato un po&#8217; e quando è arrivata gente, verso le undici, ho deciso di aprire». Diversamente si sono comportati i loro colleghi di Lido, Romano e Scarioni, che hanno lasciato fuori decine di persone. Fuori dalle piscine rimaste chiuse restavano solo rabbia e stupore. «Ma scusate, dove sarebbe il maltempo?» si chiedevano gli aspiranti bagnanti l&#8217; un l&#8217; altro. Il loro tono è cambiato con il passare dei minuti. Da quello spavaldo del primo pomeriggio «Ma dai, sarà un errore, vedrai che fra un po&#8217; aprono», a quello furente di chi si rende conto che i cancelli resteranno sbarrati, fino a quello, deluso, di bambini e anziani. Mohammed, visto che di entrare alla piscina Romano non se ne parla, trascina via i suoi due bambini. «Li porto all&#8217; Idroscalo, il mare dei poveri, anche se a loro non piace perché non possono fare il bagno». Anche Marzia ci mette un po&#8217; per convincere i suoi figli a tornare a casa e a rinunciare alla piscina: «Anche se è aperta, la Argelati è troppo lontana. Oggi dovranno accontentarsi di un film». Ci sono anche giovani coppie, studenti che vorrebbero prepararsi a un esame di inizio settembrea bordo vasca, qualcuno per non perdere l&#8217; abbronzatura della già finita vacanza al mare, qualcuno perché «a casa non ho l&#8217; aria condizionata». I più delusi sono gli anziani. Arrivano alla spicciolata verso la fine del pomeriggio: «Ho aspettato le cinque per uscire. Volevo prendere un po&#8217; di fresco». Gianna, 72 anni e troppo caldo, gira sui tacchi e torna a casa. Oggi niente piscina. &#8211; MARCO BERTI, LUCIANA GROSSO</p>
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		<title>Tra le rapide in gommone. Con me il fiume ha un altro volto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:23:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-374" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a>Repubblica — 29 agosto 2009   pagina 10   sezione: MILANO</p>
<p style="text-align:justify;">«QUESTO si presenta con gli stivali di pelle di serpente ai piedi e la fidanzata attaccata al braccio. Doveva scendere solo lei. Credo fosse un regalo di compleanno o qualcosa di simile. Lui aveva già fatto rafting sul Colorado e ci teneva molto a farlo sapere: l&#8217; Adda sarebbe stato solo una noia. Un po&#8217; noi, un po&#8217; la sua fidanzata però riusciamo a convincerlo. Muta, giubbotto di salvataggio e via sulle rapide. All&#8217; inizio tutto bene: poi arriviamo a un punto tranquillo dove chi vuole può fare il bagno. La ragazza e altri del gommone si tuffano, il nostro uomo non può tirarsi indietro, lui non ha paura di nulla, ha fatto il Colorado: ma appena tocca l&#8217; acqua va nel panico». Michele Testini, 49 anni, da quasi vent&#8217; anni scende le rapide dell&#8217; Adda e sul suo gommone di gente ne ha vista di tutti i tipi, dai malati d&#8217; adrenalina a chi avrebbe preferito essere da tutt&#8217; altra parte ma che per amore, per scommessao per caso si trova tra le onde di un fiume a fare rafting. Tutto è cominciato con l&#8217; amore per la natura e la voglia di viverci in mezzo: «Siamo nati come associazione sportiva nell&#8217; 82, giusto un gruppo di appassionati di kayak. Poi nell&#8217; 86 per la prima volta il rafting si affaccia in Italia ed è la svolta. Stare su un kayak è incredibile, è come pilotare una formula uno, mentre il rafting è più come guidare un pullman ma c&#8217; è una contropartita: prima di poter scendere un tratto anche semplice in kayak serve una settimana di lezioni, mentre bastano 15 minuti di teoria per salire su un gommone e cominciare a godersi il fiume. Per questo abbiamo deciso di dedicarci al rafting, per regalare alla gente l&#8217; emozione che provi a scendere tra le rapide anche se non hai una settimana di tempo. Nel &#8216; 92, dopo qualche anno di gare, i ragazzi del club e io abbiamo deciso di tralasciare un po&#8217; l&#8217; aspetto sportivo per dedicarci più alla diffusione di questo sport, e da allora scendiamo le rapide con ogni genere di persona». Si parte da Stazzona e dopo 15 chilometri di onde e due ore insaccati nel neoprene si arriva a San Giacomo. «È un tratto di fiume tranquillo, solo 300 metri di dislivello, ma lo abbiamo scelto apposta. L&#8217; approccio più corretto con l&#8217; acqua dinamica deve avvenire in modo graduale, nei tratti impegnativi la gente scende dal gommone e non sa se ha avuto più paura o se si è più divertita. Il nostro scopo, invece, è raccontare il territorio in cui viviamo e condividere la nostra fortuna con gli altri. Perché visto dal fiume il mondo cambia, hai una prospettiva che non hai da nessun altro posto. Non si vedono le strade, non si sente il traffico, c&#8217; è solo lo sciabordio dell&#8217; acqua e gli aironi che si alzano in volo. A volte fatichi a riconoscere la valle in cui vivi da anni. È davvero una cosa che ha dell&#8217; incredibile». Sul gommone di Michele sono salite persone di tutti i tipi e di ogni età, anche se ovviamente la maggior parte è tra i 20 e i 35 anni. I motivi che spingono a prendere la pagaia in mano sono i più inimmaginabili. «Ultimamente, ad esempio, il rafting va molto di moda per gli addii al celibato: pomeriggio in barca, e la sera si festeggia. Ma anche gite scolastiche: la scuola alberghiera Amerigo Vespucci di Milano viene tutti gli anni. Poi c&#8217; è il team building, affiatare un gruppo di lavoro facendo attività collettive fuori dall&#8217; ufficio. Ho visto davvero gente di ogni tipo e a ciascuno cerco di raccontare la valle, mostro i vitigni di nebbiolo, ricordo quanto dannosi siano gli interventi umani. Cerco insomma di trasmettere il senso di meraviglia e di stupore che, anche dopo vent&#8217; anni, provo ancora ogni volta che scendo questo tratto di fiume». &#8211; MARCO BERTI</p>
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		<title>Lezioni di blog e arti marziali: In Giordania insegnerò la pace</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:16:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Repubblica — 25 luglio 2009 pagina 12 sezione: MILANO VALIGIA aperta sul letto. Vestiti leggeri e macchina fotografica. E al posto di creme e costumi, un kimono e la voglia di dare una mano. Fra una settimana Gianluigi Sala, 43enne di Monza, e il suo kimono decolleranno per la Giordania. Destinazione finale Zarqa, a circa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=461&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Repubblica — 25 luglio 2009   pagina 12   sezione: MILANO<a href="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-374" title="macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1" src="http://linguaverde.files.wordpress.com/2009/03/macchina_da_scrivere_1_by_sunnysmiles1.jpg?w=60&#038;h=44" alt="" width="60" height="44" /></a></p>
<p>VALIGIA aperta sul letto. Vestiti leggeri e macchina fotografica. E al posto di creme e costumi, un kimono e la voglia di dare una mano. Fra una settimana Gianluigi Sala, 43enne di Monza, e il suo kimono decolleranno per la Giordania. Destinazione finale Zarqa, a circa 50 chilometri della capitale Amman. Niente vacanza e niente esotici tornei di arti marziali, Gianluigi andrà a insegnare judo nella Casa del sole di Terre des hommes di Zarqa. La sua palestra sarà all&#8217; interno del centro di aggregazione non residenziale dove oltre allo sport c&#8217; è spazio per attività di animazione sociale, ludico-ricreative, psicologiche o di formazione professionale. Gli ospiti sono circa 200 tra bambini e adolescenti profughi della guerra in Iraq. Insegnare arti marziali a ragazzi che fuggono dalla violenza potrebbe sembrare un brusco controsenso. «Ma è il termine marziale che porta fuori strada &#8211; spiega Gianluigi &#8211; l&#8217; idea del judo è legata a due fattori molto distanti dalla violenza: adattarsi alle situazioni sviluppando la capacità di fare delle scelte e il controllo di azioni e reazioni. Questa è un po&#8217; la filosofia che sta dietro alla pratica. Nel caso dell&#8217; insegnamento ai più piccoliè importante far comprendere il rispetto per gli altri e ovviamente farli prima di tutto divertire». Gianluigi non è un veterano del volontariato. «Per me è la prima volta, ma è una cosa che avevo in testa da parecchio tempo e ora finalmente riesco a realizzarla». Prima di partire è già entusiasta dell&#8217; esperienza che sta per fare. Non gli piace parlare di vacanze dedicate agli altri: «In molti le ferie non sanno nemmeno cosa sono, c&#8217; è una fetta di mondo che queste cose non le ha nemmeno in testa. Sentiree vedere che ci sono persone che hanno bisogni così diversi dai nostri e usare parole che usiamo solo noi, come vacanze o volontariato, non ha quasi senso». Oltre alla passione per il judo, Gianluigi ha un curriculum informatico di tutto rispetto. Fino a qualche anno fa era dipendente di una multinazionale americana, ora è consulente informatico. «Anche cambiare lavoro è stata una scelta presa per avere il tempo da dedicare alle cose che ritengo importanti». Nemmeno una goccia del suo sapere andrà comunque sprecata. Tolto il kimono, indosserà anche le vesti di insegnante di informatica. «Un po&#8217; di semplice programmazione html, le basi del web design e qualcosa di photo editing. Quel che basta per appassionarli e magari indirizzare i più grandi verso una professione». L&#8217; idea che quasi fa fatica a confessare, un po&#8217; per scaramanzia un po&#8217; perché ancora non sa su quali attrezzature potrà contare, è quella di realizzare un blog insieme con i suoi alunni. Uno spazio virtuale in cui i ragazzi possano raccontare le proprie giornate, pubblicare fotoe video e magari andare a ritroso e «spiegare attraverso i loro occhi il loro Paese, la guerra e quello che gli è successo». Parte con la testa piena di sogni, ma i piedi ben piantati per terra: «Non è che voglio riequilibrare le sorti del mondo, ma un&#8217; attività di questo genere può essere utile a loro, anche solo per offrire un&#8217; altra visione del mondo». Che cosa si aspetta prima di partire? «Sono tranquillo e impaziente, ma allo stesso tempo a volte mi chiedo: con questi bambini come ci parlo? La lingua è uno degli ostacoli che più mi preoccupa. Ma con i bambini c&#8217; è una possibilità in più: oltre le parole c&#8217; è la fiducia, quella che ti concedono a pelle, quella che crescendo poi si perde. Spero che sia una strada ancora apertae che questi bambini siano ancora capaci di fidarsi dopo quanto gli è successo». &#8211; MARCO BERTI</p>
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		<title>Caldo record e inquinamento ozono da tre giorni oltre i limiti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:37:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Repubblica — 01 agosto 2009 pagina 7 sezione: MILANO MACCHINE in autostrada verso il mare. Strade cittadine quasi deserte. Ma l&#8217; inquinamento rimane. Non è lo smog e non sono le polveri sottili. A Milano è allarme ozono. Le centraline di rilevazione in città e in provincia da giorni registrano continui sforamenti del limite d&#8217; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=linguaverde.wordpress.com&amp;blog=5362144&amp;post=449&amp;subd=linguaverde&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>MACCHINE in autostrada verso il mare. Strade cittadine quasi deserte. Ma l&#8217; inquinamento rimane. Non è lo smog e non sono le polveri sottili. A Milano è allarme ozono. Le centraline di rilevazione in città e in provincia da giorni registrano continui sforamenti del limite d&#8217; allerta di 180 microgrammi di ozono per metro cubo. Venerdì in Via Pascal si è arrivati a 202 microgrammi, 206 al Parco Lambro e 212 in Via Senato. Oltre la soglia di allarme di 240 invece le centraline di Cormano (247) e Arese (252). «Un fenomeno tipicamente estivo- spiega Angelo Giudici, direttore del settore aria e agenti fisici di Arpa &#8211; perché sono proprio il forte irradiamento solare e il caldo a innescare la reazione tra ossigeno e altri gas che da origine all&#8217; ozono». Il superamento dei limiti non porta comunque con se interventi particolari. «Non si possono attuare strategie d&#8217; emergenza per fermare l&#8217; ozono e non ci sono provvedimenti da adottare a breve termine. L&#8217; unica cosa da fare è informare i cittadini sui rischi per la salute e su come prevenire possibili problemi». Se infatti 20 chilometri sopra le nostre teste l&#8217; ozono ci protegge dai raggi ultravioletti quando è troppo concentrato al livello del suolo diventa dannoso. «Può determinare problematiche respiratorie &#8211; spiega la dottoressa Marzia Spessot responsabile del reparto medicina d&#8217; urgenza dell&#8217; ospedale San Raffaele &#8211; la riacutizzazione di malattie respiratorie croniche e asmatiche in soggetti che già ne soffrono e irritare occhi e gola». Le categorie più a rischio sono bambini ed anziani ma basta evitare attività fisiche durante le ore più calde del giorno per sfuggire ai fastidi causati dall&#8217; ozono. Nemmeno il Comune si è fatto sorprendere dalla calura che giovedì ha toccato il record di 34 (38 quelli percepiti) e ieri 32 che grazie all&#8217; umidità sono diventati 35. Dopo la prima fase del piano anticaldo per gli anziani che ha consentito di far fronte alle emergenze assistenziali, è iniziata in questi giorni la seconda fase che si dedicherà anche alle attività ricreative dei meno giovani. Solo nella giornata di giovedì più di 400 chiamate al numero verde dedicato (800-777888). Diverse anche le chiamate al 118 che hanno dovuto soccorrere una media di un paio di svenimenti al giorno. &#8211; MARCO BERTI</p>
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